Pfas, peggiorano i risultati sulla salute delle persone

di Emanuele Bompan

 

I dati sono davvero preoccupanti.  I cittadini della regione veneto contaminati dai Pfas risultano raddoppiati. Il report più recente pubblicato, il nono Rapporto sul Piano di Sorveglianza Sanitaria sulla Popolazione esposta all’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS), mostra come per 16.400 persone dell’area rossa si registrino colesterolo, livello di albumina e di creatinina fuori norma. Essi rappresentano il 64% della popolazione monitorata. Il doppio rispetto alle verifiche del 2016. Ma i dati sono parziali se si considera che finora è stata chiamata a sottoporsi agli esami poco più del 50 percento della popolazione interessata dalle falde inquinate dai Pfas, in totale 47.213 persone.

L’emergenza sanitaria interessa la contaminazione delle falde acquifere dell’area nord-ovest della provincia di Vicenza da parte dell’azienda chimica Miteni, oggi fallita, controllata da Mitshubishi Italia. Ad aver reso così grave la situazione è stata la scarsa valutazione del rischio e i conseguenti tentativi di seppellirla da parte delle autorità, inclusa ARPAV e le Provincia di Vicenza, come ha rivelato un recente rapporto del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico.

Ad oggi potrebbe essere la più grave contaminazione delle acque e messa a rischio della salute delle persone degli ultimi 50 anni. Quale sia il gradi di pericolosità del bioaccumulo dei Pfas nelle persone non è ancora certo. I dati mostrano però come i valori elevati di Pfas nei 16.400 cittadini sono affiancati ad alterazioni della pressione arteriosa o degli esami bioumorali. In particolare, nei controlli per i ragazzi-adulti sono stati riscontrati valori elevati per due tipi di colesterolo e per l’Egfr (una stima della funzionalità dei reni) mentre sui 272 “soggetti in età pediatrica” sono stati accertati colesterolo alto e perdita di albumine, le proteine presenti nel plasma

«Cinquant’anni di esposizione ai perfluorati ora approdano a un’emergenza clinica», ha affermato  dottor Vincenzo Cordiano, uno dei pionieri sugli studi sulla salute dei Pfas a Repubblica: «Il disastro ambientale si sta ripercuotendo nel modo peggiore sulla salute di chi vive in queste terre. Credo che il Piano di controllo regionale avviato non sia sufficiente, serve uno studio epidemiologico approfondito».