Le nostre azioni per difendere il diritto all’acqua

Il consumo di acqua in bottiglia è un enorme business solo per poche multinazionali, ma non per i nostri territori: qual è la situazione dello sfruttamento delle fonti in Italia?

Il consumo d’acqua in bottiglia è un enorme business solo per poche multinazionali, ma non per i nostri territori e per la nostra salute. Quasi sempre superfluo, con impatti ambientali e di salute importanti e spesso anche un fastidioso fardello da portare a casa.

Il valore di mercato dell’acqua in bottiglia nel 2019 ha quasi raggiunto i 250 miliardi di euro, con una crescita negli ultimi cinque anni superiore al 10% l’anno. L’Italia è il secondo consumatore di acque in bottiglia al mondo: ognuno di noi, in media, ogni anno ne beve 208 litri.

Un litro di acqua in bottiglia purificata di bassa qualità costa circa 1000 volte più dell’acqua del rubinetto. Per imbottigliare, un’azienda paga canoni di uso alle regioni italiane che raggiungono al massimo i 2 millesimi di euro al litro. Troppo pochi per un bene comune, scarso e prezioso .

Ogni secondo inoltre, in tutto il mondo si producono 200.000 bottiglie di plastica per acqua e bibite, con impatti ambientali elevati.

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